di NICOLETTA D’ARBITRIO ZIVIELLO
L’artigianato artistico rappresenta da secoli una delle più rilevanti e prestigiose risorse del nostro territorio per la sua vitalità creativa ed energia produttiva. Le “Arti del Fare” sono ancora una delle più vivaci realtà della Campania. La continuità antropica è espressa dagli artefici che lavorando sul filo della memoria trasfigurano la materia con sapienza, legando arte e tecnica.
Una lettura originale del mondo del “Fare”, non ovvia e ferma a visioni romantiche degli artefici, ci è offerta da Hermann Hesse nel racconto “Knulp”, pubblicato nel 1815; l’autore traccia il percorso di un artefice che vive esprimendo la sua capacità di intervenire con arte nella definizione del mondo degli oggetti.
Le opere degli artefici che hanno operato nel passato sono esposte nei Musei della Campania e nei più prestigiosi Musei Europei. Nei Musei, negli “edifici consacrati alle Muse”; come indica l’originaria accezione di luoghi di conoscenza, di rilettura della nostra storia in tutte le sue forme ed espressioni. Dovrebbe essere naturale che le sedi Museali rappresentassero non solo il passato, ma la continuità di tutte le “Arti della Città”, purtroppo questo non avviene se non in rari casi.
In realtà oggi la formula più sfruttata per promuovere l’Artigianato Artistico, è quella della “mostra-mercato” e in alcuni casi di “fiere”, il che denuncia l’imperante, inadeguata visione minimalista delle “Arti del Fare” che non riesce a cogliere la differenza tra la creatività e l’abilità. E’ frequente, infatti, che in esposizioni dedicate all’artigianato siano eseguite in pubblico esibizioni di perizia operativa che tendono a ridurre il processo creativo a un’operazione meccanicista, priva di momenti di riflessione e di elaborazione. Engels nella “Dialettica della natura” esprime il suo pensiero in merito alla capacità dell’uomo di creare sedimentando nel tempo le esperienze. Per il filosofo la “mano” dell’artefice non è “soltanto l’organo del lavoro: è anche il suo prodotto. La mano dell’uomo ha raggiunto quell’alto grado di perfezione, sulla base del quale ha potuto compiere i miracoli dei dipinti di Raffaello delle statue di Thorvaldsen, della musica di Paganini (…)”.
Oggi le complesse valenze rappresentate dal lavoro artigiano non possono essere mortificate in modeste esposizioni, la cui organizzazione è affidata a personaggi totalmente estranei al complesso mondo della creatività. Negli ultimi anni, si è tentano varie volte di dare una corretta visibilità all’artigianato artistico della nostra Regione, cercando di dare continuità temporale e qualitativa alle manifestazioni. Tra gli eventi la “Mostra dell’Artigianato Artistico” con sede in Piazza del Plebiscito, nel porticato della Chiesa di San Francesco di Paola, aveva conseguito un notevole successo. L’evento era già diventato un appuntamento e un momento di confronto e dialogo fra gli artefici e la Città. Si stava lavorando affinché l’esposizione non durasse solo alcuni giorni, ma diventasse un allestimento stabile con sede nei locali sotto il Porticato che erano già stati destinati nel 1818 a quest’uso dal Re Ferdinando I di Borbone. Nel 1832 Ferdinando II stabilì che il Porticato fosse la sede delle “Esposizioni dei Prodotti del Regno ” (N. D’Arbitrio L. Ziviello, Carolina Murat, la Regina francese del Regno delle Due Sicilie, Na. 2003- Le Botteghe del Porticato pp. 25-27.) Il progetto non ha avuto un positivo seguito, ma permane l’esigenza dell’artigianato nelle sue varie espressioni e “Arti” di avere sedi espositive stabili, dove poter avere una coerente visibilità. Occorrono spazi, dove creare un legame leggibile tra la storia e la realtà attuale, mettendo in vista le opere degli artefici del passato e di quelli che ancora oggi fanno dell’arte del “Fare” una professione. Inoltre è indispensabile che questi luoghi siano la sede di attività didattiche per creare professionalità specifiche.
Le Mostre organizzate per far conoscere l’artigianato campano e gli artefici all’estero – nei paesi dove le produzioni industriali sono ampiamente diffuse, hanno dimostrato una particolare sensibilità verso l’oggetto artigiano – dovrebbero essere accuratamente progettate per offrire ai fruitori una filologica “chiave di lettura” di quanto è posto in Mostra. La presentazione di ogni oggetto creato da un artefice “che vi ha lasciato un segno col suo lavoro”, dovrebbe essere attentamente studiata per valorizzarne la “singolarità”. In merito è stata fatta un’esperienza positiva nell’ambito del progetto “Un giojello per la Regina”, promosso nel 2006/2007 dall’Assessorato all’Artigianato della Provincia di Napoli con la collaborazione di: Assocoral, Casartigiani, CLAAI, CNA, Confartigianato, Federazione Orafi Campani. Il programma teso alla valorizzazione dell’artigianato orafo, prevedeva la creazione di nuovi gioielli, eseguiti dagli Artefici dei Consorzi ABO, Corallium, Oromare e Vulcano Promart, (con la direzione artistico-tecnica di N. D’Arbitrio), che rispecchiassero fedelmente le tecniche in auge nei secoli XVIII e XIX. Le gioie sono state le protagoniste di Mostre analitiche a New York, a Napoli, nella Certosa e Museo di San Martino, e infine a Tokyo. ( Un giojello per la Regina, Electa Na 2007).
Il progetto, nei suoi articolati obiettivi prevedeva anche la creazione di un marchio che, similarmente a quelli del passato, costituisse un segno di riconoscimento della qualità. E’ auspicabile che quest’ultima fase del percorso sua ultimata. L’esigenza d’interventi fattivi che diano visibilità all’artigianato artistico, che rappresenta uno dei fattori vitali della nostra Città e del suo Centro Storico, rimane e attendere risposte esaustive.










