
La Claai Caserta ha collaborato all’iniziativa V congresso Unitel a Caserta.
Intervista a Bernardino Primiani, presidente dell’associazione dei tecnici degli enti locali. “Vogliamo meno norme e più chiarezza”.
Si è tenuto ieri a Caserta il V Congresso nazionale dell’Unitel (Unione dei Tecnici degli Enti Locali) dove si è discusso delle continue riforme del quadro normativo in materia di lavori pubblici e di gestione degli uffici pubblici. Rendere più aperto, accessibile ed efficiente il mercato italiano per una ripresa del Paese ed un futuro migliore per le nuove generazioni è stato questo il leitmotiv della giornata-evento dell’Unitel a cui hanno partecipato oltre 400 persone.
A margine del Congresso abbiamo rivolto alcune domande al presidente dell’Unitel, in carica da 15 anni. Il presidente Bernardino Primiani, sposato e padre di due figlie, è Responsabile dell’Ufficio Lavori Pubblici del Comune di Boiano, in provincia di Campobasso. Laureato all’Università La Sapienza di Roma è tra i fondatori dell’associazione che unisce i tecnici degli enti pubblici.
-Presidente Primiani, ci è apparso piuttosto critico verso le innumerevoli normative, vecchie e nuove, che regolano il settore dei Lavori Pubblici. A chi rivolge la sua critica maggiore?
“Al modo di affrontare, da parte di tutti ma soprattutto dei legislatori, la questione dei Lavori Pubblici in Italia…un modo del tutto diverso rispetto a qualsiasi altro Paese europeo…un modo che ci penalizza…un modo inquinato da diffidenza, una diffidenza che contribuisce al rallentamento di tutte le procedure e che crea confusione. Dietro i Lavori Pubblici aleggia sempre l’ombra del sospetto mafioso e questo comporta un’azione della magistratura amministrativa che spesso interviene in modo dirompente, con interpretazioni di norme che si sommano alle già infinite disposizioni, ma che soprattutto possono essere personali ed in contraddizione tra loro, aumentando così in modo esponenziale l’incertezza e la confusione”.
-Per cosa si batte la vostra associazione?
“Principalmente per una semplificazione di tutte le procedure che ruotano intorno agli appalti pubblici, il CIG, il CUP…e tutto il resto. I troppi procedimenti se sono onerosi per i grandi Comuni, sono impossibili negli uffici che hanno uno o due tecnici comunali. È indispensabile impegnarsi per regole meglio delineate, controlli più chiari ed interpretazioni più univoche. Chiediamo questo non per semplificarci la vita ma per una migliore qualità del nostro lavoro e per un controllo più efficace, in quanto più si moltiplicano le norme e meglio ci si nasconde nelle pieghe del sistema”.
-Da tempo l’Unione Europea ci esorta ad una riorganizzazione della P.A., come giudica il lavoro dell’attuale Governo in proposito, anche in vista dell’imminente approdo, nel Consiglio dei Ministri, della nuova legge riformatrice previsto per il 13 giugno?
“Non posso che giudicare per quanto annunciato dal Governo sui giornali. Sembra che Renzi voglia snellire le procedure e soprattutto sbloccare i cantieri fermi al palo per problemi di procedure con le Soprintendenze e con i vari ministeri…e questo è auspicabile. Ma quello che dice Renzi mi sembra che vada in controtendenza rispetto a quanto affermato da Cantone. Mi auguro che si facciano le cose promesse…staremo a vedere!”
-Anche la CLAAI, associazione di imprenditori che spesso partecipano ai bandi per i Lavori Pubblici, lamenta il sistema elefantiaco di norme e procedure.
“Queste tematiche sono comuni a tutti e tutti dovrebbero dire la propria opinione. Per questo invito la CLAAI e le altre associazioni a fare le proprie proposte, a far sentire la propria voce, a dare suggerimenti per il raggiungimento di un obiettivo comune, quello di fare le opere pubbliche perché se si fermano, si ferma l’Italia. Opere pubbliche vuol dire scuole, infrastrutture, tutto quanto utile alla crescita di un Paese ed al benessere collettivo. La riforma della P.A. dovrebbe, a mio parere, andare di pari passo con una riforma della giustizia, perché se è essenziale alleggerire il clima di sospetto, è vitale comportarsi come negli altri Paesi dove chi sbaglia paga fino in fondo, dove se un’azienda non si attiene alle regole per lei è impossibile lavorare…senza possibilità di rientrare dalla finestra.”
Silvana Narducci










