Presentato di recente il Rapporto annuale Inail relativo all’anno 2000
E’ DIMINUITO IL LAVORO NERO E CI SONO STATI MENO INFORTUNI
E’ stato presentato poche settimane fa dal presidente dell’Inail il “Rapporto 2000”, articolato in quattro documenti.
La relazione dà conto delle trasformazioni in atto nel processo produttivo e nell’organizzazione del lavoro: cambia il rischio e devono necessariamente cambiare ed evolversi anche le forme di tutela.
Obiettivo principale della riforma dell’attività dell’Inail è la valorizzazione del lavoratore destinatario dei servizi di prevenzione e tutela sanitaria dai rischi del lavoro.
Così un pò tutto il sistema di sicurezza sociale ha spostato l’attenzione e le risorse disponibili verso la prevenzione, la riabilitazione ed il reinserimento.
Secondo il “Rapporto 2000”, gli infortuni sono cresciuti in termini assoluti ma diminuiti in termini relativi.
Questo è dovuto all’incremento degli assicurati, oltre ad elementi contingenti quali la ripresa economica che ha contraddistinto il 2000, l’incremento del numero di extracomunitari al lavoro, e l’immissione nel mercato del lavoro dei parasubordinati, il cui livello infortunistico è più elevato.
L’analisi, che evidenzia una consolidata riduzione dei casi mortali (-12 per cento), mette in guardia però dagli ottimismi: dal ’93 al ’98 gli infortuni mortali hanno registrato un aumento del 31 per cento e nelle Pmi l’aumento ha raggiunto anche il 71per cento.
Su oltre un milione di imprese con lavoratori dipendenti esistenti in Italia, le piccole e medie aziende (fino a 49 dipendenti) rappresentano il 98 per cento e danno lavoro al 53 per cento degli occupati; inoltre l’87 per cento di queste occupano meno di 10 addetti.
Questo tipo di impresa raramente dispone di una cultura organizzativa e della sicurezza, con conseguenze sul numero di infortuni.
Lo stesso ruolo dell’Inail nei confronti dell’azienda è profondamente cambiato in seguito alla riforma del febbraio 2000, non più solo premi e rendite, ispezioni e sanzioni, ma vere e proprie funzioni di consulenza ed assistenza; ne sono un esempio i recenti incentivi per favorire l’informazione e la formazione preventiva ed antinfortunistica e gli interventi mirati alla riduzione dei livelli di rischio.
Il rapporto analizza inoltre lavoro nero, partendo dalla considerazione che attraverso i dati della Dna si evince che la frequenza degli infortuni nei primi due giorni di lavoro appare perlomeno doppia rispetto a quella dei giorni successivi, il che induce a pensare che molte assunzioni siano denunciate solo in conseguenza di incidenti. Vengono stimati in circa 200 mila i piccoli infortuni non denunciati da imprese che operano al nero o quasi e ciò avvalora soltanto la stima di circa 3 milioni e 500 mila lavoratori nascosti.
Il fenomeno risente di un insieme di circostanze che finiscono per alimentarlo: ad esempio lavoratori che hanno usufruito di cassa integrazione, prepensionamenti e mobilità continuando a lavorare, o pensionati che continuano a lavorare come lavoratori dipendenti o autonomi. L’Inail amplia, infine, la propria missione dal mero indennizzo economico a più vaste strategie di solidarietà sociale.
L’Istituto ha ridotto i premi per 700 miliardi nel 2000, estendendo la tutela anche al danno biologico ed all’infortunio in itinere , con un costo di circa 350 miliardi; sono stati avviati tre grandi progetti per la mensilizzazione dei premi, la realizzazione di una banca dati dei lavoratori extracomunitari, la realizzazione di un modello econometrico.
E’ stato recentemente approvato il “Piano pluriennale 2001/2003” che prevede per la prevenzione:
– il potenziamento dei servizi di informazione assistenza e consulenza;
– la ricerca di collaborazioni per costruire banche dati informative e scientifiche;
– la messa in esercizio del progetto Esaw per l’integrazione delle banche dati a livello europeo.
Con il ministero del Lavoro l’Inail ha compiuto una indagine su 335 casi di infortunio mortale, analizzandone le cause e riscontrando quasi sempre forti irregolarità prevenzionali o contributive.
L’Istituto si accinge ora a stipulare con le Regioni dei protocolli di intesa a livello nazionale e locale per stabilire il ruolo e le funzioni delle proprie strutture.
Resta da perfezionare, l’integrazione con le funzioni del servizio Sanitario nazionale e degli altri enti operanti nel sistema di prevenzione per ottenere un coordinamento e garantire la salute e la sicurezza sul posto di lavoro.
Domenico Berritto
Consulente Claai per la Sicurezza
dal Notiziario CLAAI – Gennaio 2002










