di ALESSANDRO LIMATOLA
I temi messi in campo dalle forze politiche nella – appena conclusa – campagna elettorale ci inducono ad alcune sintetiche riflessioni.
1) al centro del dibattito politico deve ritornare l’impresa, la sua competitività e la capacità di far crescere la ricchezza e l’occupazione, obiettivi irrinunciabili per far ripartire i consumi interni.
2) Un rapporto “paritario” tra il Governo centrale e l’Autorità monetaria europea è assolutamente indispensabile, perché è impensabile tener sotto controllo unicamente l’inflazione tralasciando, invece, ciò che avviene all’”esterno”: impennata dei prezzi del petrolio e delle materie prime in genere, concorrenza sleale proveniente dai Paesi cd. in via di sviluppo, rafforzamento – insopportabile per chi esporta – della Moneta unica rispetto al dollaro.
3) Le imprese italiane – ed in particolare le PMI – hanno dimostrato di saper reagire rispetto agli eventi degli ultimi 10 anni nonostante le analisi catastrofiche di gran parte degli economisti.
Occorre, però, che le stesse siano aiutate nei processi di internazionalizzazione e di innovazione, unici strumenti idonei, nel medio periodo, per favorire la crescita del PIL italiano.
E’ indispensabile, inoltre, sfatare il mito della finanza, quale unico motore del sistema e ritornare ad una visione industriale, in chiave moderna, del sistema economico nazionale.
Gli eventi degli ultimi anni ci hanno, infatti, consegnato una visione “distruttiva” più che “costruttiva” della finanza ed in special modo di quella speculativa.
4) In questo contesto – e nell’ambito di una politica auspicabilmente sempre più “meritocratica” – appare centrale inviare “messaggi“ politici molto chiari per premiare chi investe in innovazione (partendo dalla ricerca), internazionalizzazione e soprattutto per incentivare la patrimonializzazione delle imprese, specie di quelle piccole e medie del Sud. Per far ciò occorre, prima di ogni altro, assicurare e rassicurare chi investe ed evitare che le imprese costituiscano sempre più delle “scatole vuote”.
5) la riduzione del carico fiscale e della burocrazia per chi intraprende un’attività economica (due facce della stessa medaglia)appaiono interventi urgenti ed indifferibili per incrementare i consumi interni e gli investimenti.
Non si può pensare ad uno Stato basato su un modello ottocentesco fatto di regole e permessi talvolta illogici ed irrazionali.
Questi concetti in “pillole” appaiono, a nostro giudizio, i capi saldi della nuova politica economica, indispensabili perchè si possa uscire dall’attuale fase di stallo che, in assenza di interventi efficaci, rischierebbe seriamente di diventare strutturale e non più congiunturale.










